Con una mossa che non ha sorpreso assolutamente nessuno nel settore, il Centro Aerospaziale Tedesco (DLR) ha messo nero su bianco quello che molti temevano: l’Europa è strategicamente surclassata da SpaceX e dalla sua Starship. Un’analisi indipendente e rigorosa, che ha avuto il merito di basarsi sui dati telemetrici reali dei voli di prova anziché limitarsi alle slide di Elon Musk, delinea un quadro impietoso per la competitività del Vecchio Continente. In breve, il rapporto è un allarme rosso, educato ma supportato dai dati, per le ambizioni spaziali europee.
L’analisi del DLR conferma che persino le prime versioni di una Starship completamente riutilizzabile possono trasportare circa 59 tonnellate in orbita terrestre bassa (LEO), con le iterazioni future che puntano a superare le 115 tonnellate. Per dare un’idea delle proporzioni: il nuovo razzo europeo Ariane 6, che è totalmente “usa e getta”, arriva al massimo a 21,6 tonnellate. Mentre l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) si sta ancora congratulando con se stessa per aver finalmente lanciato un vettore che finisce in fondo all’oceano dopo un solo utilizzo, SpaceX sta costruendo una flotta di “furgoni da trasloco” interplanetari riutilizzabili. Il concetto alternativo proposto dallo stesso DLR, un velivolo parzialmente riutilizzabile chiamato RLV C5, suona quasi come un’ammissione di colpa: l’Europa sta partendo con chilometri di svantaggio.
Perché è fondamentale?
Non si tratta solo di perdere una gara spaziale; in gioco c’è la potenziale perdita della sovranità nell’accesso allo spazio. Il rapporto del DLR evidenzia un divario strategico colossale. Senza un sistema di lancio pesante e riutilizzabile comparabile, l’Europa rischia di diventare totalmente dipendente da un’azienda straniera per il dispiegamento di infrastrutture critiche, dalle costellazioni satellitari alle future missioni nello spazio profondo. Nonostante alcuni funzionari europei abbiano dichiarato pubblicamente che Starship non sia un concorrente diretto, i numeri del DLR suggeriscono l’esatto contrario. L’analisi è un chiaro “aut aut”: o l’Europa investe massicciamente in un razzo di nuova generazione, o dovrà rassegnarsi a chiedere un passaggio a SpaceX.













