In una dimostrazione che sembra uscita direttamente dalle pagine di un romanzo di Philip K. Dick, un robot umanoide è stato filmato mentre sfoglia le pagine di un libro usando esclusivamente gli impulsi cerebrali del suo operatore. Il protagonista di questo “miracolo” tecnologico è il TienKung3.0, l’ultima creatura di X-Humanoid (con sede a Pechino), controllata tramite un’interfaccia cervello-computer (BCI) di tipo non invasivo. Tradotto: niente impianti chirurgici, niente fori nel cranio, solo un visore capace di leggere i segnali neurali.
Il video mostra un’applicazione che potrebbe rivoluzionare la vita di molte persone: un assistente intelligente per chi convive con gravi disabilità motorie, come paralisi o SLA. Mentre aziende come Neuralink hanno dominato i titoli dei giornali con chip cerebrali in grado di far muovere cursori o braccia robotiche, la demo di X-Humanoid traccia una rotta diversa, capace di aggirare i rischi clinici e i lunghi tempi di recupero legati alla neurochirurgia.
Ma il TienKung3.0 non è solo un “burattino” mentale. Presentato nel febbraio 2026 dal Beijing Innovation Center of Humanoid Robotics (X-Humanoid), questo robot a grandezza naturale nasce come piattaforma aperta per accelerare l’innovazione nel settore. Sotto la scocca nasconde giunti ad alta coppia e un sistema di controllo del movimento avanzatissimo, capace di affrontare terreni sconnessi e compiere gesti di estrema precisione. Unire un hardware così sofisticato a un sistema di controllo BCI non invasivo è una mossa vincente per portare la robotica assistiva nel mondo reale.
Perché questo è un vero punto di svolta?
La parola chiave qui è “non invasivo”. Se è vero che i sistemi BCI come quelli di Neuralink offrono una precisione del segnale superiore, richiedono comunque un intervento chirurgico invasivo che non tutti sono disposti (o possono) affrontare. I sistemi non invasivi, che solitamente utilizzano cuffie per elettroencefalografia (EEG) per leggere l’attività elettrica del cuoio capelluto, abbassano drasticamente la barriera d’ingresso. Sono più sicuri, più economici e immediatamente accessibili.
Siamo ancora lontani dal giorno in cui potremo ordinare a un robot di portarci una bibita solo con la forza del pensiero mentre siamo sul divano, ma questa dimostrazione è un passo avanti concreto, pragmatico e incredibilmente promettente verso quel futuro.













