In una mossa che sembra uscita direttamente da una sceneggiatura di James Cameron, i ricercatori dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) hanno presentato una mano robotica dotata di un palmo mutaforma capace di sciogliersi, modellarsi attorno a un oggetto e solidificarsi per garantire una presa impeccabile. L’ispirazione? Nientemeno che l’iconico T-1000 di Terminator 2.
Sviluppata presso il Reconfigurable Robotics Lab dell’EPFL, guidato dalla professoressa Jamie Paik, questa mano a quattro dita affronta una delle sfide più ostiche della robotica: afferrare oggetti sconosciuti o dalla geometria complessa. La soluzione proposta è tanto elegante quanto estrema. Il palmo della mano è realizzato in una lega a basso punto di fusione (LMPA) — un mix di bismuto, indio e stagno — che passa allo stato liquido a soli 60°C. Quando il robot deve afferrare qualcosa, un elemento riscaldante integrato trasforma il palmo in una massa malleabile. Le dita posizionano quindi la mano sull’obiettivo, permettendo al metallo liquido di conformarsi perfettamente alla sua sagoma prima di raffreddarsi e tornare solido, creando un blocco ultra-sicuro.
Il vero colpo di genio del design risiede nel sistema di gestione termica. Per accelerare il processo di raffreddamento e solidificazione, l’intera mano può sganciarsi dal braccio robotico ed essere immersa in un bagno d’acqua. Una volta tornata rigida, il braccio recupera la mano, che a quel punto è in grado di maneggiare oggetti delicati o sollevare pesi fino a 40 volte il proprio. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science Robotics, mette in mostra un mix inedito tra robotica soft e design rigido tradizionale.
Perché è una svolta?
Questa mano in stile Terminator rappresenta un passo avanti cruciale verso la creazione di un “gripper” (pinza) davvero universale. La maggior parte delle mani robotiche odierne deve scendere a compromessi tra destrezza e forza: i sistemi soft sono adattabili ma deboli, mentre le pinze rigide sono potenti ma goffe con le forme irregolari. Utilizzando un materiale a cambiamento di fase, il team dell’EPFL ha creato un sistema che è allo stesso tempo infinitamente adattabile e incredibilmente robusto. Una tecnologia del genere potrebbe rivoluzionare tutto, dalla logistica di magazzino — dove i robot devono gestire una varietà immensa di prodotti — alle protesi avanzate, fino alle missioni spaziali per la cattura dei detriti orbitali.













