Dimenticate le pause caffè e i lunghi cicli di ricarica. Kawasaki Heavy Industries, Ltd., in una collaborazione strategica con Toyota Boshoku Corporation e la Daido University, ha svelato una nuova versione del suo robot di servizio Nyokkey alimentata a idrogeno. L’obiettivo è ambizioso: garantire un’operatività quasi perpetua in un Paese, il Giappone, che sta affrontando una crisi della manodopera di proporzioni storiche. Il robot, apparso per la prima volta intorno al 2022, riceve così un upgrade decisivo in termini di autonomia e resistenza.
Il segreto della giornata lavorativa infinita di Nyokkey risiede in un’unità a celle a combustibile (FC) compatta e in cartucce di idrogeno a bassa pressione intercambiabili. Questa configurazione permette di aggirare con estrema eleganza il principale grattacapo dei bot a batteria: i tempi morti. Invece di restare parcheggiato per ore in una stazione di ricarica, a Nyokkey basta un attimo per sostituire il serbatoio d’idrogeno — un’operazione probabilmente più rapida di quanto ci metta un collega umano a preparare un pessimo caffè alle macchinette dell’ufficio. L’impiego di cartucce a bassa pressione, inoltre, aumenta la sicurezza e la facilità di gestione rispetto alle varianti ad alta pressione.
Questo “social robot” a due braccia è destinato a essere schierato in ospedali, case di cura e uffici. Il suo mansionario include la consegna dei pasti, il trasporto di campioni di laboratorio, il pattugliamento dei corridoi e l’apertura delle porte — il tutto muovendosi in totale sicurezza tra i suoi “inefficienti” colleghi in carne e ossa grazie a sensori LiDAR e altri sistemi di navigazione avanzati.
Perché è un punto di svolta?
Non siamo di fronte a una semplice dimostrazione tecnica fine a se stessa; è una risposta diretta a un vero e proprio “precipizio” demografico. Con una popolazione che invecchia rapidamente, si stima che il Giappone dovrà affrontare una carenza di ben 11 milioni di lavoratori entro il 2040. Un robot che non ha mai bisogno di dormire o di essere collegato a una presa di corrente rappresenta una soluzione incredibilmente concreta, per quanto vagamente distopica. Abbandonando le batterie a favore dell’idrogeno, Kawasaki propone un futuro in cui l’automazione può colmare lacune critiche senza richiedere una massiccia infrastruttura di punti di ricarica, definendo potenzialmente un nuovo standard per i robot di servizio nei settori vitali della società.






