Mentre l’Occidente continua a perdersi in elucubrazioni filosofiche sui rischi esistenziali dell’AGI e la Cina progetta di infilare un assistente digitale persino dentro i cuociriso, il Giappone ha deciso di passare alle maniere forti. Come abbiamo raccontato di recente, Piano AI+ Cina: un robot in ogni casa mentre la Europa norma , il piano “AI+ Consumer” di Pechino è una visione grandiosa di ubiquità digitale guidata dallo Stato. Al contrario, la nuova strategia di Tokyo non punta alla comodità o ai gadget di consumo. È una questione di pura sopravvivenza.
Il governo giapponese ha svelato una revisione della strategia robotica nazionale imperniata su un consorzio chiamato Noetra, con un obiettivo così audace da sfiorare la fantascienza: schierare circa 10 milioni di robot dotati di intelligenza artificiale in tutto il Paese entro il 2040. Non stiamo parlando di produrre più cani robot per combattere la solitudine, ma di una vera e propria mobilitazione nazionale per disinnescare una bomba a orologeria demografica attraverso una forza lavoro automatizzata.
L’imperativo demografico
Contro i numeri non si vince, e quelli del Giappone sono da brividi. Il Paese vanta una delle popolazioni più vecchie al mondo, con una forza lavoro in contrazione e tassi di natalità ai minimi storici. Entro il 2065, si prevede che quasi il 40% della popolazione avrà più di 65 anni. Questo scenario ha generato una carenza di manodopera paralizzante, specialmente in settori fisicamente logoranti come l’assistenza agli anziani, dove per ogni candidato ci sono più di quattro posizioni aperte.
Per anni il Giappone è stato leader mondiale nella robotica, ma i tentativi precedenti sono rimasti isolati in compartimenti stagni. Questo nuovo piano, annunciato dal Ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria Ryosei Akazawa, cambia le regole del gioco. Si tratta di una strategia unitaria, sostenuta dallo Stato, per integrare radicalmente la cosiddetta “physical AI” — l’intelligenza incorporata in macchine reali — nel tessuto stesso dell’economia nazionale. Il piano punta a 18 settori specifici, aggiungendo aree critiche come la produzione alimentare, la ristorazione e l’assistenza medica alle priorità già esistenti.
“Questa strategia fissa l’obiettivo di circa 10 milioni di robot da impiegare entro il 2040”, ha dichiarato Akazawa, sottolineando la volontà di “promuovere con vigore l’implementazione sociale in un totale di 18 settori”.
Noetra: il muscolo industriale dietro la missione
Al centro di questa visione c’è Noetra, una joint venture che sembra il “chi è chi” dell’industria nipponica. Partecipata da giganti del calibro di SoftBank, Sony Group, NEC e Honda — con Fujitsu e Rakuten che starebbero valutando l’ingresso — questo consorzio ha il compito di costruire il “cervello” dell’operazione. L’obiettivo è sviluppare un modello di fondazione multimodale autoctono per l’IA fisica, riducendo la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina.
Il governo non sta certo a guardare e ha messo sul piatto cifre pesanti: fino a 1.000 miliardi di yen (circa 5,7 miliardi di euro) nei prossimi cinque anni per sostenere il progetto, con una tranche iniziale di 387,3 miliardi di yen (circa 2,2 miliardi di euro) per l’anno fiscale in corso. Tuttavia, non si tratta di un assegno in bianco: i finanziamenti sono vincolati al raggiungimento di tappe fondamentali nello sviluppo.
Il piano punta tutto sui punti di forza storici del Giappone. Il ministro Akazawa ha fatto notare che la fiducia del governo poggia su decenni di dati accumulati in contesti estremi, come la risposta ai disastri naturali, i siti manifatturieri e lo smantellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. La scommessa è vincere non sulla potenza di calcolo bruta, ma sulla qualità superiore dei dataset reali per addestrare l’IA fisica.
I pilastri del piano Noetra:
- Sviluppo di un’IA sovrana: Creare un modello di fondazione multimodale domestico capace di elaborare linguaggio, immagini, video e dati sensoriali per permettere ai robot di agire con intelligenza nel mondo fisico.
- Distribuzione mirata: Focus su 18 settori chiave afflitti dalla carenza di personale, tra cui assistenza agli anziani, manifattura, logistica e agricoltura.
- Infrastruttura nazionale: Creazione di hub centrali per la robotica AI dedicati a ricerca e sviluppo, formazione della forza lavoro e supporto alle aziende per l’adozione su larga scala.
- Supremazia del dato: Costruire un’infrastruttura dati per l’IA fisica che capitalizzi l’immensa esperienza giapponese nella gestione di macchinari in ambienti pericolosi e complessi.
Una rivoluzione pragmatica, non filosofica
Ciò che rende la strategia giapponese così affascinante è il suo estremo pragmatismo. Non è mossa dal desiderio tecno-utopico di creare una coscienza artificiale, né da un piano statale di sorveglianza digitale. È una risposta calcolata, quasi cinica nella sua determinazione, a una crisi nazionale imminente. Il presupposto è chiaro: i robot non ruberanno il lavoro agli umani; andranno a occupare ruoli essenziali che, semplicemente, non c’è più nessuno in grado di ricoprire.
Questo approccio segna un netto distacco dalle altre potenze globali. Mentre la Cina punta a 10.000 robot commerciali entro la fine del 2026 all’interno di un più ampio disegno di controllo statale e IA di consumo, gli Stati Uniti restano dominati dalla ricerca privata, concentrata su umanoidi spettacolari (ma non ancora commercialmente sostenibili) e sull’infinito dibattito sull’AGI.
Il piano Noetra è una scommessa ad altissima posta: l’idea che una spinta focalizzata, guidata dall’industria e sostenuta dal governo verso un’IA pratica e “incarnata” sia l’unica via d’uscita percorribile. È la visione di un futuro in cui i robot non sono curiosità tecnologiche, ma infrastrutture vitali, tanto quanto le strade o la rete elettrica. Se avrà successo, il Giappone non avrà solo risolto la sua crisi del lavoro; avrà scritto il manuale d’istruzioni per ogni altra nazione sviluppata destinata a seguirlo in questo inverno demografico. E questo, onestamente, è molto più interessante che chiedere a un chatbot di scriverci una poesia.