Bezos investe 100 miliardi: l'IA sostituirà l'uomo nelle fabbriche

Proprio quando pensavamo che Jeff Bezos si sarebbe accontentato di sfidare gli altri miliardari nella corsa allo spazio o di farsi costruire yacht così colossali da richiedere lo smantellamento di ponti storici, ecco che il fondatore di Amazon ha deciso di passare all’automazione totale del mondo fisico. E non lo farà con simpatici robot da magazzino o assistenti vocali pronti a suggerirvi la lista della spesa, ma con un arsenale finanziario così vasto da ridefinire il concetto stesso di ambizione industriale. Bezos è infatti in trattative per raccogliere la cifra astronomica di 100 miliardi di dollari con un obiettivo preciso: acquisire aziende manifatturiere e sostituire sistematicamente la forza lavoro umana con l’intelligenza artificiale.

Non stiamo parlando di una visione futuristica a lungo termine, ma di una campagna di raccolta fondi già nel pieno della sua operatività, che punta ai più grandi fondi sovrani e gestori patrimoniali del pianeta. Nei documenti riservati agli investitori, il piano viene presentato come un “veicolo di trasformazione manifatturiera”. Un’etichetta aziendale asettica per quello che, in sostanza, è il più grande piano di conquista industriale della storia moderna. E se pensate che si tratti solo di ottimizzare qualche catena di montaggio, non avete prestato attenzione al modus operandi che ha reso Bezos l’uomo più temuto del retail.

Fase Uno: Costruire il “Brain Trust” dell’IA

Questo piano audace non è nato dal nulla. Tutto è iniziato sei mesi fa con il lancio silenzioso di Project Prometheus, una startup segreta nel campo dell’IA che Bezos ha co-fondato con un finanziamento iniziale di 6,2 miliardi di dollari. Al suo fianco, nel ruolo di co-CEO, c’è Vik Bajaj, fisico e chimico che ha avuto un ruolo cruciale nello sviluppo del progetto di auto a guida autonoma di Google X, poi diventato Waymo.

Prometheus sta scippando metodicamente i migliori talenti di OpenAI, DeepMind e della divisione AI di Meta. Ad arricchire questo roster di pesi massimi, è recentemente entrato nel consiglio d’amministrazione anche David Limp, attuale CEO di Blue Origin, l’impresa spaziale di Bezos.

Ma la tecnologia che stanno forgiando non è l’ennesimo modello linguistico per scrivere email o poesie. Prometheus è focalizzata sulla creazione di “digital twins” — gemelli digitali, ovvero simulazioni AI iper-realistiche di intere fabbriche. Si tratta di sistemi progettati per modellare catene di approvvigionamento, testare nuovi materiali sotto stress e progettare prodotti complessi da zero, il tutto all’interno di un ambiente virtuale. Immaginate un’IA capace di progettare un motore a razzo di nuova generazione, eseguire un milione di test virtuali per trovare la configurazione perfetta e poi produrlo senza il minimo errore al primo tentativo nel mondo reale. Questo è l’obiettivo finale.

Fase Due: Comprare le fabbriche, installare il sistema operativo

Con il motore dell’IA in fase di sviluppo, Bezos ha dato il via alla fase due: l’acquisizione dell’hardware. Il miliardario è impegnato in un tour globale, corteggiando i fondi sovrani del Medio Oriente e i colossi del risparmio gestito di Singapore; secondo diverse indiscrezioni, le trattative coinvolgerebbero anche JPMorgan Chase.

Il pitch per gli investitori è brutalmente semplice: “Datemi 100 miliardi di dollari. Comprerò le fabbriche. Installerò la mia IA. Automatizzerò la forza lavoro. E poi venderò questo modello operativo a ogni altro produttore sulla faccia della Terra”.

È qui che la strategia di Bezos diverge nettamente da quella di qualsiasi altro attore nel campo dell’IA:

  • OpenAI vende l’accesso alle proprie API.
  • Anthropic vende abbonamenti a Claude.
  • Microsoft vende licenze per Copilot.

Tutti vendono strumenti e aspettano che il mercato li adotti. Bezos, invece, salta il passaggio. Non sta dando in licenza un software sperando che le aziende imparino a usarlo; sta comprando l’intera catena di produzione per imporre la propria rivoluzione dall’interno.

Il manuale AWS applicato al mondo fisico

Se questo schema vi suona familiare, è perché lo è. Bezos ha applicato esattamente la stessa strategia con il commercio al dettaglio. Amazon non ha venduto software di gestione del magazzino alle librerie: è diventata la libreria. Poi è diventata il grande magazzino, il supermercato e la farmacia del mondo. Infine, con Amazon Web Services (AWS), è diventata l’infrastruttura portante su cui poggia un terzo dell’intero internet.

Ora, sta applicando quel collaudato manuale operativo ai mezzi di produzione. Il fondo punta specificamente ai settori che costituiscono la spina dorsale della potenza e della sicurezza nazionale: produzione di microchip, difesa e aerospazio. Settori che i governi non possono permettersi di veder fallire.

La genialità strategica di questa mossa è innegabile quanto inquietante. Una volta che Bezos possiederà e avrà automatizzato questi asset manifatturieri critici, i governi potrebbero trovarsi a dipendere dalla sua infrastruttura IA nello stesso modo in cui il Pentagono e l’intelligence americana dipendono oggi da AWS. L’uomo che ha automatizzato il modo in cui il mondo fa acquisti si sta posizionando per automatizzare il modo in cui il mondo costruisce.

E la struttura finanziaria dell’operazione è puro genio alla Bezos: sta realizzando questa visione titanica principalmente con i soldi degli altri, mentre il suo contributo tramite Prometheus è solo una frazione del totale. Se il fondo da 100 miliardi fallisce? Il colpo lo incasseranno i fondi sovrani e i grandi investitori. Se avrà successo? Bezos controllerà il sistema operativo della manifattura globale. Durante una conferenza in Italia lo scorso anno, Bezos aveva osservato: “L’IA può avere un impatto enorme su ogni azienda al mondo, inclusi i produttori”. Non era una semplice osservazione di circostanza. Era un piano di battaglia.